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Milano, nella lotta al riciclaggio non vuole, assolutamente, mettere la retromarcia!

Immagine tratta da fiscosemplice.com
La nuova normativa antiriciclaggio (231/2007), per quanto concerne le Pubbliche Amministrazioni, inserisce una preoccupante retromarcia.
Il testo recepimento della quarta Direttiva Europea sulla materia, è esattamente quello che già è stato criticato sia dal Comune di Milano durante l’audizione in Senato in seduta congiunta delle Commissioni Finanza e Giustizia, sia dal Direttore della U.I.F., il Dottor Claudio Clemente, oltre che dal procuratore Capo di Milano Francesco Greco.

Nonostante dal 1991 sia un obbligo per le Pubbliche Amministrazioni segnalare operazioni sospette a rischio riciclaggio nel proprio territorio, e a fronte dell'applicazione della norma dal 2014 nel Comune di Milano, l'introduzione nella normativa dell’articolo 10 rende meno efficace l'azione delle Pubbliche Amministrazioni, in quanto circoscrive gli ambiti di intervento all'interno dei quali, o sulle procedure dei quali, si ha l'obbligo di segnalare operazioni sospette: autorizzazioni, concessioni, contratti pubblici per forniture, servizi e lavori, concessione di erogazioni e di sovvenzioni.
Manca quanto scritto nel Decreto legge del 25 settembre 2015, redatto dal Ministero dell'Interno, proprio sulla scorta dell'esperienza milanese.
Manca l'obbligo di segnalazione per ciò che concerne i controlli di competenza delle Pubbliche Amministrazioni.

Non potremmo più segnalare situazioni che riguardano la ristorazione e più in generale gli esercizi pubblici, così come quelle che riguardano tutte quelle realtà che operano a Milano in moltissime situazioni diverse (permessi di costruire, convenzioni urbanistiche, tassa sui rifiuti, ecc) e per le quali dobbiamo svolgere i controlli.
L’Amministrazione Comunale di Milano tra il 31 marzo del 2014 ed il 19 gennaio 2017 ha formalizzato 13 segnalazioni di operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria, che si riconducono a 2.105 operazioni economiche, riguardanti 134 soggetti giuridici e 105 persone fisiche. Attività e persone, per le quali c’è il sospetto che siano strumenti di riciclaggio di denaro sporco.
La movimentazione complessiva di capitali, riconducibile alle 2.105 operazioni economiche segnalate, è stata non inferiore a 195 milioni di euro. Un'operazione che ha permesso di sostenere la concorrenza leale tra imprese a Milano. Una possibilità che viene ora depotenziata dalla nuova 231.
Ora cosa dobbiamo fare?
Mettere in agenda innanzitutto un incontro con l'Unità di Informazione Finanziaria per capire come si possa comunque dare continuità al modello Milano e successivamente un ulteriore incontro con il Comitato di Sicurezza Finanziaria che, secondo il nuovo Articolo 10, dovrebbe individuare ulteriori aree a rischio oltre a quelle già segnalate nel comma 1.
Milano non si arrende.
Dopo aver chiesto e ottenuto l’audizione in Senato del 5 aprile, proseguiamo per salvaguardare il modello, preservare la sua peculiarità e proseguire con la stessa efficacia.

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